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Il giocattolo

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Il giocattolo
Nino Manfredi in una scena del film.
Titolo originaleIl giocattolo
Paese di produzioneItalia
Anno1979
Durata117 minuti
Rapporto1:1.66
Generedrammatico
RegiaGiuliano Montaldo
SoggettoSergio Donati
SceneggiaturaSergio Donati, Giuliano Montaldo, Nino Manfredi
ProduttoreClaudio Mancini, Fulvio Morsella
Produttore esecutivoSergio Leone
Casa di produzioneRafran Cinematografica, Alex Cinematografica
Distribuzione in italianoTitanus
FotografiaEnnio Guarnieri
MontaggioNino Baragli
MusicheEnnio Morricone
ScenografiaLuigi Scaccianoce
CostumiFranco Carretti
TruccoPier Antonio Mecacci
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il giocattolo è un film drammatico del 1979 diretto da Giuliano Montaldo con Nino Manfredi attore protagonista. La pellicola esce in un momento critico della storia della Repubblica Italiana, in una fase di recrudescenza terroristica ed un pregnante senso di insicurezza tra i privati cittadini.

Trama

Vittorio Barletta è un ragioniere romano trapiantato nell'Italia settentrionale, e che lavora come contabile presso una grande società, di proprietà di un suo amico ed ex-compagno di scuola, Nicola Griffo, un individuo egoista e spregiudicato che non esita a sfruttare il suo nome in rischiose operazioni finanziarie, spesso al limite della legalità. Vittorio conduce un'esistenza grama con sua moglie Ada, una donna dalla salute cagionevole e sofferente di forti emicranie croniche. Un giorno Vittorio resta ferito ad una gamba durante una rapina in un supermercato.

Dimesso dall'ospedale, egli frequenta per fini riabilitativi una palestra dove fa la conoscenza di Sauro Civera, un poliziotto napoletano con il quale stringe una solida amicizia. Sentendosi sempre più vulnerabile ed indifeso, Barletta decide di prendere un porto d'armi ed acquistare una pistola, che però gli viene rubata non appena uscito dal negozio. Egli tuttavia dimostra un talento naturale nell'uso delle armi da fuoco e una mira eccezionale che lo fa classificare primo in diverse gare di tiro. Sauro, che inizialmente aveva tentato di scoraggiarlo, decide di regalargli una nuova arma. Una sera, i due amici si recano in un ristorante, ma Sauro riconosce fra i clienti un pericoloso malvivente. Egli tenta di trarlo in arresto prendendolo di sorpresa ma il criminale, essendosi accorto di lui, gli spara uccidendolo. Vittorio, sia pur sotto shock per la morte dell'amico, impugna istintivamente la sua arma ed uccide uno dei complici, diventando un eroe mediatico. Da questo momento la sua vita, già di per sé vuota, diviene un vero e proprio calvario, essendo continuamente minacciato di morte dagli altri complici, e, come se non bastasse, le condizioni di salute della moglie peggiorano drasticamente. Dopo l'ennesimo messaggio intimidatorio, culminato con l'incendio doloso della sua automobile, una sera i malviventi lo sorprendono fuori casa. Egli dapprima si finge in preda al panico, ma non appena il gruppo di criminali abbassa la guardia, estrae una pistola e, con assoluta freddezza e rapidità, li neutralizza gambizzandoli. Sopraggiunta la polizia, gli agenti provvedono ad arrestare i malviventi, ma anche lo stesso Vittorio finisce in manette con l'accusa di eccesso colposo di legittima difesa, avendo la polizia scoperto che lo stesso era ricorso addirittura all'utilizzo di proiettili perforanti per affrontare i propri aggressori.

Scarcerato dopo alcuni giorni, al suo rientro a casa apprende che a sua moglie resta poco da vivere, mentre anche al lavoro pur tra elogi e promozioni, viene in realtà sempre più marginalizzato, e finisce per chiudersi nella più totale solitudine ed impotenza. Patrizia, la figlia viziatissima di Griffo intanto, per fare un torto al genitore con il quale ha un rapporto conflittuale, si reca a casa di Vittorio e lo seduce. Quando il padre lo viene a sapere, furibondo non esita a licenziare Vittorio, profittando anche del fatto che, con la scusa di sollevarlo dalla sua situazione precaria, si era in realtà riappropriato dei titoli intestati fittiziamente a Vittorio. Sentendosi ormai ferito e abbandonato da tutti, Vittorio medita di vendicarsi e, armato, decide di recarsi dal suo vecchio datore di lavoro. Ada, ormai morente, cerca disperatamente di dissuaderlo, ma di fronte alla sua fredda e tenace ostinazione gli spara, ferendolo mortalmente.

Produzione

Il titolo di lavorazione del film era ...e io mi faccio la pistola, quello del soggetto di Sergio Donati noto per dare ai suoi copioni preferibilmente titoli in frasi piuttosto che semplici parole. Basti pensare a Sbatti il mostro in prima pagina, che avrebbe dovuto segnare il suo esordio nella regia o C'era una volta il west. La pellicola ha diverse analogie con il film dell'anno precedente L'arma di Pasquale Squitieri: infatti, ambedue i protagonisti avevano ottenuto un porto d'armi ed entrambi i film hanno un finale diverso.

In un'intervista Manfredi disse di avere discusso con il regista Montaldo sul finale, ipotizzando la feroce vendetta e la definitiva rovina del protagonista. Ciò tuttavia sarebbe sembrato antitetico con il tema, quello dell'insicurezza del cittadino medio italiano in epoca di terrorismo e di recrudescenza criminale, quasi un invito a provvedersi di un'arma, innanzi all'impotenza delle istituzioni.

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Il giocattolo
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