Caio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio[1] (in latino: Gaius Plinius Secundus[1]; Como, 23[1][2]Stabia, 25 ottobre 79), è stato uno scrittore, naturalista, filosofo naturalista, comandante militare e governatore provinciale romano.

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Plinio il Vecchio
(Caio Plinio Secondo)
Praefectus Classis Misenensis dell'Impero romano
Statua di Plinio il Vecchio sulla facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo) a Como, in Italia
Nome originaleGaius Plinius Secundus[1]
Nascita23[1][2]
Como[1][2] (Novum Comum)
Morte25 ottobre 79
Stabia[1][2] (vicino all'odierna Castellammare di Stabia)
FigliPlinio il Giovane
(nipote, poi figlio adottivo)
GensPlinia
PadreGaio Plinio Celere
MadreMarcella
Procurator AugustiGallia Narbonense nel 70, Hispania nel 73 e Gallia Belgica nel 74
PrefettoPraefectus classis Misenensis nel 79
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Plinio fu un uomo caratterizzato da un'insaziabile curiosità e scrisse molte opere, ma tutta la sua vasta produzione è ad oggi perduta, tranne per pochi frammenti[1]. Tra queste opere si ricordano: il De iaculatione equestri; il De vita Pomponii Secundi, biografia in due libri del poeta tragico Publio Pomponio Secondo, di cui era devoto amico; i Bellorum Germaniae libri XX; gli Studiosi libri III, manuale sulla formazione dell'oratore; i Dubii sermonis libri VIII, su questioni grammaticali; e gli A fine Aufidii Bassi libri XXXI, sulla storia dell'Impero dal periodo in cui si interrompeva la storia di Aufidio Basso[1].

L'unica opera pervenutaci è il suo capolavoro, la Naturalis historia[1][2]; una vasta enciclopedia in 37 volumi che tratta di geografia, antropologia, zoologia, botanica, medicina, mineralogia, lavorazione dei metalli e storia dell'arte[1][2]. L'opera enciclopedica è il risultato di un'enorme mole di lavoro di preparazione condotto su oltre 2000 volumi di più di 500 autori[1]. Tale opera, letta e studiata nei secoli successivi, specialmente nel Medioevo e nel Rinascimento, rappresenta oggi un documento fondamentale delle conoscenze scientifiche dell'antichità[1].

La fama di Plinio è anche legata alla sua morte, di cui ci è testimone il nipote-figlio adottivo Plinio il Giovane. Plinio il Vecchio era a capo della flotta romana stanziata a Capo Miseno, quando si verifica una delle più grandi catastrofi della storia, l'eruzione del Vesuvio del 79[1]. Corso in aiuto di una sua amica, Rectina, e degli altri abitanti di Stabia, Plinio non fu più in grado di lasciare il porto della città e morì per le esalazioni del vulcano.