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Villa L'Apparita

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Villa L'Apparita
Localizzazione
Stato
 
Italia
LocalitàSiena
Indirizzolocalità L'Apparita
Coordinate43°17′05.42″N 11°19′02.14″E / 43.284839°N 11.317262°E43.284839; 11.317262Coordinate: 43°17′05.42″N 11°19′02.14″E / 43.284839°N 11.317262°E43.284839; 11.317262
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVIII secolo
Stilecinquecentesco
Usocivile
Realizzazione
ArchitettoBaldassarre Peruzzi
ProprietarioGiovanni Guiso
Committentefamiglia Placidi

La Villa L'Apparita sorge a circa 3 km a sud di Siena, in località L'Apparita, nella piena campagna senese.

Storia

Risale al XVIII secolo ed era originariamente di proprietà della famiglia Placidi. Nei primi decenni dell'Ottocento passò al conte Mario Nerucci il quale la acquistò dai signori Bandinelli, assieme alla pertinenza della villa di Monastero Basso. Negli anni sessanta del Novecento ne divenne proprietario il notaio Giovanni Guiso, appartenente ad una nobile famiglia sarda[1], che amava definirla "cascina". La villa non ha subito sostanziali modifiche nel suo impianto cinquecentesco, e fu attentamente restaurata dopo un periodo di abbandono.

Descrizione

L'Apparita ha un impianto di relativa semplicità, arricchita da una loggia belvedere con due ordini di quattro arcate a tutto sesto dalle magnifiche proporzioni attribuito al giovane Baldassarre Peruzzi, che è conosciuta per la sua raffinata bellezza e che dà il nome all'edificio. La facciata si sviluppa su due piani in laterizi, con pianta quadrangolare e loggia sul lato più corto, la quale si innalza anche rispetto alla volumetria del resto della costruzione. Al piano terra si trova un portico con pilastri dai basamenti leggermente aggettanti, così come i piani d'imposta, che sono privi di capitello. La loggia superiore, separata da un marcapiano, è invece caratterizzata da pilastri a cui si addossano lesene, doppie alle estremità, e da archi più alti e slòanciati di quelli sottostanti, oltre che da un'incorniciatura autonoma. Una balaustra in laterizio si trova leggermente arretrata rispetto al filo dei pilastri.

Il giardino

Realizzato fra il 1963 ed il 1966, il giardino di villa l'Apparita rappresenta uno degli episodi più interessanti della vastissima produzione di Pietro Porcinai, una delle sue opere più singolari dovuta anche al fortunato incontro con il committente Giovanni Guiso, raffinato estimatore d'arte con una particolare passione per il teatro. Seguendo alcune indicazioni di massima del proprietario, Porcinai trasformò radicalmente l'area attorno allo storico edificio colonico, assieme al fienile e al piccolo rudere ad esso adiacente. Lo spirito era quello di creare qualcosa di semplice, per rispettare le modeste origini della villa, e valorizzare la straordinaria veduta verso Siena, ricollegandosi al paesaggio naturale dei dintorni.

L'opera di sistemazione dell'area comporta non poche difficoltà di realizzazione data la complessità delle operazioni dovute all'enorme movimento di terra richiesto dall'intervento, essendo la situazione di partenza quella di un terreno ad uso agricolo occupato da filari di vite e ulivo. Cogliendo i suggerimenti del paesaggio circostante e attenendosi a una linea progettuale improntata alla semplificazione purista, che non nasconde un'attenzione quasi maniacale anche ai più piccoli dettagli, Porcinai realizzò un intervento il cui pregio principale consiste nella grande semplicità della soluzione e nell'effetto tanto naturale del risultato, da apparire un intervento quasi minimale. Con il suo vasto prato movimentato dal dolce andamento del terreno, riecheggia e racchiude in sé l'essenza delle colline senesi sublimando in un paesaggio assoluto, artificiale ma apparentemente così naturale, i contenuti fondamentali della campagna toscana. Cipressi e lecci celano le parti meno gradevoli della veduta, e lievi terrapieni nascondono gli edifici vicini e le strade.

L'ingresso alla proprietà, priva su tutti i lati di qualsiasi recinzione, è segnato da due semplici pilastrini in pietra che introducono alla strada di accesso; un percorso carrabile scavato in trincea, invisibile da qualunque punto del giardino, reso più lungo da un'ampia curvatura, pensata come espediente per creare in chi si avvicina alla casa un senso di sospensione e di attesa. Il parcheggio al quale la strada conduce è ricavato in una depressione del terreno, appositamente realizzata per nascondere le auto, ed è dotato di una pensilina aerea, impostata alla quota del giardino, che invita a una stradina pedonale in salita, anch'essa in trincea, che ha come punto di fuga l'ingresso principale della villa, sottolineato da un arco di edera. Essa è pavimentata con mattoncini in cotto semplicemente appoggiati e ripropone l'idea di un'antica strada di un borgo cinquecentesco la cui immagine si accorda felicemente con il tono della casa colonica.

Il giardino, che si sviluppa tutto intorno all'edificio, presenta un andamento del terreno dalle linee morbide che invita a percorrerlo in tutte le direzioni offrendo infiniti punti di vista sul paesaggio circostante. La scelta delle piante si avvale di poche essenze autoctone: lavanda, ginestre, melograni, corbezzoli, testucchi, gli odori dell'orto, ulivi e pochi cipressi.

Allontanandosi dalla casa si giunge a una collinetta leggermente concava che accoglie al suo interno una cavea erbosa, delimitata da 26 panchine in legno con ossatura in ferro e da 5 piedistalli in terracotta a sostegno di vasi "rinascimentali" ai quali fa da sfondo una folta siepe di ginestra a forma di semicerchio. Il tutto incorniciato da due cipressi, un segno teatrale che si ritrova anche nel parco di villa Gori, che denunciano la presenza del teatro all'aperto e inquadrano la scena in lontananza della città di Siena.

Porcinai progettò anche l'impianto di irrigazione consigliando però di non utilizzarlo durante l'estate così che il prato possa assumere il naturale colore giallo, tipico della campagna senese in questa stagione.

La critica

Riconosciuto come uno dei giardini italiani più importanti, in quanto esempio di essenzialità moderna, il giardino di villa l'Apparita ha goduto di una notevole considerazione da parte della critica guadagnandosi la pubblicazione su numerosi testi e riviste, italiani e stranieri

Note

  1. ^ Associazione araldica genealogica nobiliare regionale della Sardegna, Elenco nobiliare sardo, Delfino, Sassari, 1993; anche on-line sul sito dell'associazione, cliccando su Statuto e elenco nobiliare sardo, quindi su Elenco nobiliare sardo (edizione del 1992-94) ed infine su Guiso.

Bibliografia

  • I giardini di Toscana, a cura della Regione Toscana, Edifir, Firenze 2001.
  • AA.VV., Pietro Porcinai architetto del giardino e del paesaggio, "Architettura del paesaggio", n. 10, ottobre 1986, p. 96.
  • "L'Express", settembre 1986, pp. 256–260.
  • Croce B., "Spazio e Società", n. 40, ottobre-dicembre 1987, pp. 116–119.
  • Mader G., Neubert L. G., Giardini all'Italiana, Milano 1987, p. 209.
  • Clarke E., Bencini R., Giardini di Toscana, Milano 1990, p. 28.
  • Bajard S., Bencini R., Villas et Jardins de Toscane, Paris 1992, pp. 211–215.
  • Castrucci L., Living in Tuscany, Milano 1992, pp. 54–63.
  • Cazzato V., Fagiolo M., Giusti M. A., Teatri di Verzura. La scena del Giardino dal Barocco al Novecento, Firenze 1993, p. 221.
  • Ritter E., Il giardino delle illusioni, "L'uomo Vogue", n. 239, aprile 1993, p. 101.
  • Pettena G., Pietrogrande P., Pozzana M. (a cura di), Giardini, parchi e paesaggi. L'avventura delle idee in Toscana dall'Ottocento ad oggi, cat. della mostra, Firenze 1998, p. 24.
  • Pozzana M., Guccione B., L'architettura dei giardini di Piero Porcinai, 1998
  • Pozzana M., Guccione B., (a cura di), I giardini del XX secolo: l'opera di Piero Porcinai, Firenze, p. 108.
  • Ovidio Guaita, Le ville della Toscana, Roma, New Compton editori, 1997.
  • Sleiter R., Giardini, "Il Venerdì di Repubblica", 4 dicembre 1998, p. 160.
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