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Consummatum est
locuzione latina di origine evangelica Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
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Consummatum est (lett. «è finita»[1]) sono le ultime parole di Gesù, dopo aver preso l'aceto dalla spugna intrisa[1], attribuite dal Vangelo secondo Giovanni (19,30[2]) secondo la Vulgata. È la traduzione in latino dell'originale greco antico τετέλεσται[1]:

Consummatum est è tradizionalmente la sesta delle sette parole di Cristo in croce[5][6].
In italiano, la locuzione è anche usata anche in un'accezione più generica, al di fuori del suo contesto originario[1].
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Aneddoti
A volte la frase può essere usata con intenzione opposta, per commentare la rovina o la fine di un nemico, rallegrandosene. In quest'ultima accezione l'uso è fatto risalire, in un aneddoto, al medico e astrologo Angelo Catone di Supino, futuro arcivescovo di Vienne, che la pronunciò durante la messa il 15 gennaio 1477, rivolgendosi a Luigi XII per rivelargli la morte di Carlo il Temerario, suo nemico, quello stesso giorno: secondo tradizione, l'evento della morte sarebbe avvenuto nell'attimo stesso in cui le parole furono proferite.
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Note
Voci correlate
Collegamenti esterni
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