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Ferrovia Piacenza-Bettola
linea ferroviaria italiana Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
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La ferrovia Piacenza-Bettola era una ferrovia in concessione che collegava Piacenza con Bettola, percorrendo la media val Nure. Gestita dalla Società Italiana Ferrovie e Tramvie (SIFT), la ferrovia fu inaugurata nel 1933 in sostituzione della preesistente tranvia a vapore con i più moderni criteri dell'epoca.
Nonostante un ruolo significativo nel trasporto persone e merci, a causa dell'orientamento dell'epoca non favorevole agli investimenti nel trasporto su ferro la linea fu soppressa nel 1967.
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Storia
Riepilogo
Prospettiva

La linea nacque nell'ambito di un progetto proposto e finanziato dalla provincia di Piacenza nel 1928[1] per la riorganizzazione delle tranvie extraurbane a vapore gestite dalla Società Italiana Ferrovie e Tramvie (SIFT), che prevedeva la trasformazione delle linee più trafficate in ferrovie elettriche a scartamento normale. Tale progetto si tradusse in una convenzione tra lo Stato e la SIFT, stipulata nel gennaio 1930 e approvata con regio decreto nº 253 del successivo 28 febbraio[2], con la quale erano concesse le linee:
- Piacenza-Bettola;
- Piacenza-Carpaneto-Lugagnano con diramazione Lusurasco-Fiorenzuola;
- Castel San Giovanni-Pianello.
Di queste tre linee fu realizzata a partire dal 1930[3] solo quella per Bettola, inaugurata il 21 aprile 1932. A causa di difficoltà economiche della SIFT, risolte solo con l'intervento della Edison[4], la linea fu aperta al traffico a partire dall'anno successivo, sostituendo così definitivamente la tranvia a vapore aperta nel 1881-82. La nuova ferrovia permetteva di percorrere i 33 km della linea in 45 minuti, contro le oltre due ore della vecchia tranvia[3].
Simbolo e maggiore opera d'arte della ferrovie era il ponte in curva sul torrente Nure realizzato presso Ponte dell'Olio, costruito in cemento armato (tra i primi in Italia)[1] e lungo 200 metri con cinque arcate[5].
La seconda guerra mondiale colpì la linea, che fu ripristinata nel 1947[6]. Dalla fine degli anni cinquanta la diffusione del trasporto di passeggeri e merci su gomma (favorita anche dalla SIFT, proprietaria di tre società di autotrasporti) e l'incremento dei costi del personale portò nel 1964 a far registrare un deficit d'esercizio di quasi 40 milioni di lire[7]. Nel 1965 la commissione del Ministero dei trasporti per l'ammodernamento dei trasporti pubblici espresse parere favorevole alla soppressione della linea: iniziarono quindi due anni di battaglie da parte della popolazione dei paesi attraversati dalla linea, della Provincia di Piacenza e dei sindacati per la salvaguardia della ferrovia[8]. Dall'ottobre 1966 iniziarono le sostituzioni delle corse ferroviarie con autobus, nonostante le proteste dei passeggeri[9].
La ferrovia fu chiusa il 30 aprile 1967 e sostituita da un servizio di autobus[10]. Fra Ponte dell'Olio e Bettola la sede è stata riutilizzata per creare il nuovo tracciato della strada statale 654.
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Caratteristiche
Riepilogo
Prospettiva

La linea ferroviaria era a binario singolo (tranne un breve tratto nei pressi di Piacenza) a scartamento ordinario di 1435 mm. Si sviluppava per 31,7 km in sede propria e per 1,3 km su strada ma separata dal traffico[12]. Era armata con rotaie da 36 kg/m; il raggio di curvatura era di almeno 300 metri, la pendenza massima del 20 per mille[12]. La velocità massima di servizio era di 60 km/h[12] con punte di 90 km/h[4].
La linea era elettrificata in corrente continua alla tensione di 3000 V mediante linea aerea di contatto, alimentata da una sottostazione elettrica situata a Ponte dell'Olio[13].

La linea era equipaggiata con un sistema di blocco elettrico automatico a circuiti di binario di tipo Ericsson; l'esercizio era regolato dal Dirigente Movimento di Piacenza in collaborazione con il personale viaggiante[14].
Percorso

La linea partiva dalla stazione ex tranviaria di Piacenza, situata in piazza Guglielmo Marconi (nei pressi della stazione FS) e completamente ricostruita raddoppiandone la superficie[15]. A Barriera Roma, nei pressi della stazione, la linea percorreva un tratto di circa un chilometro in trincea[16] sottopassando la via Emilia, la strada Farnesiana e la provinciale della val Nure, per poi risalire in superficie e risalire la val Nure toccando tutti i centri già serviti dalla tranvia a vapore per Bettola su un nuovo percorso in sede propria[5], situato in prossimità di quello tranviario ma modificato per permettere maggiori velocità.
Lungo la linea si trovavano 11 stazioni e 4 fermate. Erano presenti diversi raccordi[12]:
- in val Nure con quattro cave di marna;
- a Podenzano con un impianto AGIP;
- a Piacenza con sei impianti industriali, di cui i più importanti erano quelli della Cementi Rossi e dell'Unione Cementi Marchino.
A Piacenza si trovavano il deposito rotabili e l'officina[5].
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Materiale rotabile
Riepilogo
Prospettiva
Sulla ferrovia la SIFT mise inizialmente in servizio tre elettromotrici, classificate Macd 51 ÷ 53, due locomotori elettrici classificati Ld 1 ÷ 2 e due rimorchiate pilota[4]. Ad essi si aggiunsero negli anni Trenta due rimorchiate derivate dalla demotorizzazione di automotrici già utilizzate dalla SIFT sulle tranvie per Cremona, Pianello e Rivergaro[17] e una quarta elettromotrice, inizialmente noleggiata dalle FS e acquisita dalla SIFT nel 1943 insieme ad una rimorchiata[6]. Sulla linea prestarono servizio anche alcune locomotive a vapore della ex tranvia, impiegate per le manovre alla stazione di Piacenza e per i treni merci[18].
Nel 1955 la SIFT rilevò dalla ferrovia Mantova-Peschiera due carrozze a carrelli, trasformate in rimorchiate pilota; furono inoltre acquistati due locomotori diesel Deutz da manovra[19]. Negli anni cinquanta le officine SIFT costruirono una sessantina di carri merci a due assi per il trasporto di marna dalle cave della val Nure[19].
Alla chiusura della linea le automotrici, i locomotori elettrici e due rimorchiate pilota furono ceduti alla Società Anonima Strade Ferrate Sovvenzionate (SFS), che li impiegò sulla ferrovia Benevento-Cancello, mentre il resto del materiale rotabile fu demolito[10].
Materiale rotabile - tabella di sintesi
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Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni
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