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Friuli

regione storica dell'Italia nord-orientale / Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

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Il Friuli [friˈuːli][3] (Friûl in friulano, Furlanija in sloveno, Friaul o Vriaul in tedesco, Friùl in veneto, bisiaco e ladino) è una regione storico-geografica dell'Italia nord-orientale, comprensiva delle ex province di Pordenone (Friuli occidentale), Udine (Friuli centrale), Gorizia (Friuli orientale), del Mandamento di Portogruaro e della regione del Goriziano in Slovenia. Comprende la pianura friulana, che si estende dal fiume Livenza a ovest fino al fiume Timavo a est[4], dalle Alpi Carniche alle Alpi Giulie.[5] La città più importante della regione è Udine.

Quick facts: Friuli, Stati, Regioni, Territorio, Capoluogo...
Friuli
(IT) Friuli
(FUR) Friûl
(SL) Furlanija
(DE) Friaul
(VEC, LLD) Friul
Udine_collage.png
Udine, il più recente capoluogo storico-culturale del Friuli
StatiBandiera dell'Italia Italia
RegioniBandiera del Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia (esclusa l'ex provincia di Trieste)
Bandiera del Veneto Veneto (alcuni comuni)
TerritorioEx province di Pordenone, Udine e Gorizia[1][2]
CapoluogoAquileia e successivamente Cividale del Friuli in periodo patriarcale, Udine dal periodo della Repubblica di Venezia (1420)
Superficie8240 km² con il mandamento di Portogruaro; senza le aree menzionate: 7 549 km²
Abitanticirca 1 060 000 con il mandamento di Portogruaro 966 000 senza le aree menzionate (2005)
Densitàcirca 128 ab./km²
Linguefriulano, italiano, sloveno, tedesco, veneto
Fusi orariUTC+1
Nome abitantifriulani
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Era un'entità distinta dal più esteso Patriarcato di Aquileia ecclesiastico, che comprendeva durante la sua esistenza anche parti dell'Istria. Il toponimo deriva dal nome latino Forum Iulii[6], ovvero Cividale del Friuli, ove ebbe centro il Ducato del Friuli, istituito dai Longobardi nel 569. Successivamente alla campagna in Italia di Carlo Magno contro i Longobardi, la Marca del Friuli divenne parte integrante dell'Impero carolingio, poiché era compresa nel Regnum Italicorum. Nel 1077 venne creato dall'imperatore Enrico IV il Principato del Patriarcato di Aquileia dal XIII secolo denominato Patria del Friuli, guidata dal Patriarca di Aquileia che aggiungeva al potere ecclesiastico il potere temporale, ebbe sede nominalmente ad Aquileia, ma il patriarca risiedette prima a Cividale e poi a Udine (che fu anche sede del Parlamento del Friuli), fino all'annessione alla Repubblica di Venezia nel 1420.

Il conte di Gorizia fu vassallo del Patriarca di Aquileia fino al 1500, epoca in cui, per assenza di eredi, la Contea di Gorizia entrò nei possessi dell'Arciducato d'Austria. Fu per secoli l'avvocato del Patriarca e sedette anche nel Parlamento Friulano (Udine - attuale salone del Parlamento). Il confine non impedì che continuassero i rapporti linguistici, culturali e economici tra i friulani diventati sudditi di Venezia e i friulani diventati sudditi dell'Impero in quanto questo confine fu sempre un confine precario[7]. È in forza dei rapporti feudali esistenti tra il Patriarca di Aquileia e il conte di Gorizia che la Repubblica di Venezia, che si considerava l'erede del Principato patriarcale, contestò all'Impero d'Austria il possesso della Contea di Gorizia e diede inizio a guerre che furono tutte perse da Venezia.[8][9]. Ancor oggi, nello stemma della città di Gorizia, c'è anche il simbolo araldico del Patriarcato di Aquileia.

Gorizia fu Contea autonoma dagli inizi del XII secolo al 1500[senza fonte], quando venne annessa dagli Asburgo. Dal Congresso di Vienna del 1815, la Provincia del Friuli entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, e successivamente venne annessa al Regno d'Italia nel 1866 (dopo la terza guerra d'indipendenza), mentre Gorizia fu capitale della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca e parte dell'Impero austriaco fino al 1919. A partire dal secondo dopoguerra, la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia comprende buona parte della regione storico-geografica del Friuli, assieme a parte della Venezia Giulia, amministrativamente suddivisa fino al 2016 nelle province di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone, oggi sostituite dagli enti di decentramento regionale.

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