Guerra italo-turca

guerra tra Impero ottomano e Regno d'Italia (1911-1912) / Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

La guerra italo-turca (nota in italiano anche come guerra di Libia, impresa di Libia o campagna di Libia e in turco come Trablusgarp Savaşı, ossia Guerra di Tripolitania) fu combattuta dal Regno d'Italia contro l'Impero ottomano tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica.

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Guerra italo-turca
Da in alto a sinistra in senso orario: batteria di cannoni da 149/23 in azione vicino a Tripoli; Mustafa Kemal con un ufficiale turco e mujahideen libici; truppe italiane a Tripoli; aereo Blériot italiano; cannoniera turca Bafra mentre affonda ad Al Qunfudhah; prigionieri turchi a Rodi.
Data29 settembre 1911 - 18 ottobre 1912
LuogoLibia, Mar Egeo, Mediterraneo orientale, Mar Rosso
EsitoVittoria italiana
Modifiche territorialiAnnessione all'Italia della Tripolitania, della Cirenaica, del Fezzan e del Dodecaneso.
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
34 000 uomini28 000 uomini
Perdite
3 431 morti (1 948 per malattia[1][2] e 1 432 in combattimento)[1]
4 220 feriti[2][3]
~14 000 morti[4]
5 370 feriti
circa 10 000 vittime tra esecuzioni e rappresaglie[5]
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Cartolina diffusa nel 1911 - 1912 che esalta "i valorosi combattenti nel nome d'Italia nostra in Tripolitania e in Cirenaica"

Le ambizioni coloniali spinsero l'Italia a impadronirsi delle due province ottomane che nel 1934, assieme al Fezzan, avrebbero costituito la Libia dapprima come colonia italiana e in seguito come Stato indipendente. Durante il conflitto fu occupato anche il Dodecaneso nel Mar Egeo; quest'ultimo avrebbe dovuto essere restituito ai turchi alla fine della guerra[6], ma rimase sotto amministrazione provvisoria da parte dell'Italia fino a quando, con la firma del trattato di Losanna[7] nel 1923, la Turchia rinunciò a ogni rivendicazione e riconobbe ufficialmente la sovranità italiana sui territori perduti nel conflitto.

Nel corso della guerra l'Impero ottomano si trovò notevolmente svantaggiato, poiché poté rifornire il suo piccolo contingente in Libia solo attraverso il Mediterraneo. La flotta turca non fu in grado di competere con la Regia Marina, e gli Ottomani non riuscirono a inviare rinforzi alle province nordafricane. Pure se minore, questo evento bellico fu un importante precursore della prima guerra mondiale, perché contribuì al risveglio del nazionalismo nei Balcani. Osservando la facilità con cui gli italiani avevano sconfitto i disorganizzati turchi ottomani, i membri della Lega Balcanica attaccarono l'Impero prima del termine del conflitto con l'Italia.

La guerra registrò numerosi progressi tecnologici nell'arte militare, tra cui, in particolare, il primo impiego militare dell'aeroplano sia come mezzo offensivo sia come strumento di ricognizione (furono schierati in totale nove apparecchi[8]). Il 23 ottobre 1911 il pilota capitano Carlo Maria Piazza sorvolò le linee turche in missione di ricognizione e il 1º novembre dello stesso anno l'aviatore Giulio Gavotti lanciò a mano la prima bomba aerea (grande come un'arancia, si disse) sulle truppe turche di stanza in Libia. Altrettanto significativo fu l'impiego della radio con l'allestimento del primo servizio regolare di radiotelegrafia campale militare su larga scala, organizzato dall'arma del genio sotto la guida del comandante della compagnia R.T. Luigi Sacco e con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi. Infine, il conflitto libico registrò il primo utilizzo nella storia di automobili in una guerra: le truppe italiane furono dotate di autovetture Fiat Tipo 2 e motociclette SIAMT.